Foto: Gabriele Galimberti. Una lavoratrice esce dalla metropolitana: dopo il varo del decreto dell'11 marzo

Milano città fantasma

Da quando mercoledì è stato emanato il decreto per inasprire le misure di restrizione di movimento, Milano sembra una città popolata dai fantasmi. Si mettono in fila davanti ai supermercati o consegnano pasti caldi a domicilio, con i loro enormi zaini ermetici. Per essere fuori, tutti devono giustificare almeno tre "motivi validi". I nostri giornalisti Gea, 40 anni, tosse e naso chiuso, temperatura 36,9, e Gabriele, 42 anni, senza sintomi influenzali, temperatura 36,7, ne hanno solo uno: testimoniare.

Al quinto giorno di lockdown, Milano è diventata veramente spettrale. Mercoledì sera, con l’ennesimo decreto, il governo ha stabilito che fossero chiuse anche le ultime attività rimaste aperte, sigillando di fatto i cittadini dentro casa. E dentro al panico del contagio del coronavirus.

La città è vuota, spenta, grigia. Gli autobus vuoti alla fermata sembrano balene spiaggiate, disorientate in un oceano senza più luci e suoni. Nel silenzio composto della città, i singhiozzi delle sirene delle ambulanze appaiono più frequenti e vicini, cementando l’angoscia collettiva.

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